Blog di resistenza modaiola ai modaioli

martedì 23 aprile 2013

Imparare a "travestirsi"


Non ci vuole tanto. Nel senso che non dipende da quanto puoi permetterti di spendere.
Per seguire la teoria del FilosofAbito, basta entrare nel meccanismo del travestimento.
No, non ha nulla a che vedere con il carnevale.
Il travestimento è una filosofia di vita quotidiana.
Il travestimento è la home page della personalità.

L'essere umano, si sa, è essere difettoso. La perfezione la possiedono pochi eletti. (Avete presente le modelle? Dimenticatele.)
Essendo essere unico e difettoso (ma anche pudico e freddoloso), tanti, ma tanti, ma tanti, anni fa, l'umano ha deciso di coprire il suo corpo con indumenti, prima semplici, poi, con il passare del tempo, piuttosto scomodi e complicati (l'essere umano adora le complicazioni).
Era scattata la molla dell'identità.
Abbiamo attraversato periodi storici nei quali, la scomodità dei nostri indumenti era tale, per cui anche le capacità fisiche e mentali umane venivano compromesse. Il corpo e la mente essendo strettamente collegati, non potevano non risentire di orpelli e parrucche che toglievano naturalezza ai movimenti e lucidità al cervello.
Poi, lentamente, l'evoluzione (e la rivoluzione industriale) ci ha portati a capire che forse era necessario stare bene oltre ad "essere belli".
Più o meno.
(Scrivo "essere belli" tra le virgolette perchè qui, la parola "bello", diventa un aggettivo assolutamente personalizzabile. Rimuovete i canoni estetici che vi hanno propinato fino ad ora.)


Voler "essere belli" è un sacrosanto diritto umano e una forma di educazione verso se stessi e verso il prossimo. Per questo motivo è necessario saper riconoscere il miglior personalissimo metodo per "coprirsi" in modo adeguato.
Coprirsi in modo adeguato significa sentirsi bene.
Sentirsi bene significa sfruttare meglio le potenzialità del proprio essere.
Coprirsi in modo adeguato significa anche "educazione sociale".
E credetemi, nella mia idea, non ha nulla a che vedere con l'eleganza preconfezionata o imposta.
E non ha nulla a che vedere neppure con la moda.
Ma ha tanto a che fare con l'etica e il rispetto. Prima di tutto, per la propria persona, ma anche per le viaggiatrici e i viaggiatori, conosciuti o sconosciuti, che incontriamo ogni giorno nel vorticoso viaggio.
Lo so. Lo so. Il tempo è poco. (Non per niente ho scritto vorticoso.)
Spesso la fretta e i problemi ci impediscono di soffermarci su questioni che forse riteniamo futili. Forse la convinzione di non avere buon gusto e di doverci affidare a capi costosi per sopperire a questo limite ci blocca. E visti i tempi magri ci blocca in ogni senso.
Ma io vorrei provare a convincervi che non è così.
Che il buon gusto si può imparare ed affinare.
Che spesso qualche piccolo dettaglio è salvatore.
Che, oggi in particolare, spendere poco per "travestirsi" si può. E non è difficile.
Che imparare a "travestirsi" migliora la qualità della vita.




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